Speciale: vignetta On. Massimo D'Alema

Vignetta 11.10.1999, "La Repubblica"


Articoli di alcuni quotidiani del 26 novembre 1999 sulla notizia
del blocco, da parte della Rai, della trasmissione "Porta a Porta"
prevista per venerdì 26 novembre 1999

IL CORRIERE DELLA SERA del 26 novembre 1999

pagina 9

La puntata sulla querela di D’Alema al vignettista sarà trasmessa dopo le suppletive. Zaccaria: perché nessuno mi ha avvertito della vicenda?
Dietrofront Rai, il caso Forattini va in onda

In tv il 3 dicembre. L’irritazione di Palazzo Chigi: nessuna censura, il premier vittima


Fini: la sinistra ha perso la testa
Follini, ccd: atto di deferenza
Il ds Giulietti: provocazione

ROMA — La puntata di "Porta a porta" con Giorgio Forattini sulla satira si farà: non più oggi ma venerdì 3 dicembre. Lo fa sapere la Rai con un preoccupato comunicato: "Non c’è stata alcuna censura, ma solo una valutazione di opportunità" di Raiuno. La tesi è nota. Troppo vicine le elezioni di domenica e il timore che la Rai finisse coinvolta nella vertenza D’Alema-Forattini (tre miliardi di danni richiesti dal primo al secondo per una vignetta). Venerdì il primo ostacolo sarà caduto. In quanto al secondo, ieri sera Pasquale Cascella, portavoce di Palazzo Chigi, ha assicurato che non ci sarà mai il "coinvolgimento" di chi affronterà giornalisticamente la vicenda.
Tutto bene? No. Ieri sempre Cascella ha diramato una dura nota: "A nessuno è consentito di costruire teoremi come quello di presunte pressioni censorie di Palazzo Chigi sulla Rai per la trasmissione di "Porta a porta" sulla satira. Del caso che si è aperto adesso il presidente del Consiglio può ben dirsi vittima. Se altri hanno l’abitudine di lamentarsi o di protestare per le scelte compiute liberamente per certe trasmissioni Rai nel corso di questa campagna, la presidenza del Consiglio ha sempre rispettato l’autonomia decisionale del servizio pubblico. Ed è vergognoso che si cerchi maldestramente di alimentare una campagna di strumentalizzazione politica."
Fin qui l’ira di D’Alema. Poi c’è quella del presidente della Rai Roberto Zaccaria, che fino alle 18 di mercoledì era all’oscuro di tutto. Ieri mattina ha convocato Bruno Vespa e il direttore di Raiuno, Agostino Saccà, per chiedere spiegazioni sul perché nessuno abbia pensato di avvertire i vertici e chiedere un parere su una trasmissione "così delicata" prima di invitare gli ospiti. Comunque Zaccaria ha difeso la scelta: "Nessuna censura, è parso inopportuno farla a_desso". Ma della polemica interna Rai c’è una chiara traccia in una dichiarazione del direttore generale Pierluigi Celli: "Problema della rete".
Innumerevoli le reazioni. Gianfranco Fini, presidente An: "La sinistra vive nel terrore di perdere il potere e perciò ha perso la testa". Marco Follini, Ccd. "Atto di deferenza medioevale". Giuseppe Giulietti, Ds, sospetta una "provocazione" e parla di "imperizia, sciatteria, dilettantismo". La replica di Vespa: "Nessuna trappola a D’Alema. La trasmissione era impostata in modo da non violare, a nostro avviso, le norme sulla campagna e_lettorale. Ma l’ufficio legale Rai ha dato un giudizio diverso". Marco Taradash, riformatore Ld, immagina un "attacco della Rai veltronizzata a D’Alema". Ma Guido Calvi, senatore ds e avvocato di D’Alema, difende la querela: "La satira non può sottrarsi ai doveri di correttezza comuni a tutto il mondo dell’informazione".
Paolo Conti


LA REPUBBLICA del 26 novembre 1999

pagina 11

Sulla satira la Rai ci ripensa "La trasmissione dopo il voto"

D'Alema: "Ma la vera vittima sono io"

di ALDO FONTANAROSA

ROMA - "Porta a porta", la trasmissione di Bruno Vespa dedicata ai tormentati rapporti tra satira e politica, inizialmente prevista per questa sera, andrà in onda venerdì 3 dicembre, dopo il voto. L'Ufficio legale della Rai insiste nel chiedere che la messa in onda avvenga dopo le elezioni suppletive di questa domenica, per non violare le norme sulla "par condicio". Si ridimensiona, invece, il rischio querele. Eppure solo due giorni fa, la Rai considerava rischioso affrontare in studio la lite miliardaria che sta contrapponendo il vignettista Giorgio Forattini, uno degli ospiti, al premier Massimo D'Alema.
Deciso ieri mattina, il ripescaggio del programa di Vespa non ha placato i veleni e gli scontri di una giornata intensa, in cui politici di ogni colore, industriali come Romiti e Confalonieri e, di nuovo, il portavoce di Palazzo Chigi, hanno parlato del caso. Per la seconda volta in due giorni, e stavolta con una nota ufficiale, Cascella ha negato che Palazzo Chigi abbia avuto un qualsiasi ruolo nella iniziale cancellazione di "Porta a porta", come invece sostenuto dal Polo "nei suoi teoremi su presunte pressioni censorie". La nota definisce "vergognosa ogni strumentalizzazione politica". Altro che censore - aggiunge Cascella - "semmai il premier", dopo aver sempre rispettato l'"autonomia decisionale" della Rai, "è la vera vittima di questa storia".
Forattini risponde: "Sono stato citato in giudizio per 3 miliardi dopo una vignetta su Repubblica", dice, "e per la prima volta un presidente del Consiglio cita un vignettista senza coinvolgere il giornale in cui lavora. Anche se il mio giornale mi ha offerto i suoi avvocati, io sono solo e quasi ne sono felice: non mi preoccupa tanto il risarcimento, che pure mi butterebbe in rovina, ma il desiderio di continuare a far il mio lavoro e di permettere ai giornalisti di fare il loro. Il premier una vittima? E' solo un giornalista nemico giurato della sua stessa categoria".
Giuseppe Giulietti, Ds, responsabile per la Comunicazione della segreteria Veltroni, vede nel caso "elementi di provocazione" e chiama in causa il conduttore Vespa e le sue presunte simpatie politiche. Vespa, subito dopo, detta una stizzita risposta all'agenzia d'informazione Agi, "perché l'idea che la nostra trasmissione volesse tendere trappole al presidente del Consiglio o a chicchessia è assurda e, forse, si commenta da sola".
Giulietti chiama anche in causa, pur senza nominarli, alti funzionari della Rai che avrebbero dimostrato "grande dilettantismo" nella gestione dell'intera vicenda, affrontata all'ultimo momento mercoledì e in modo avventuroso. Tanta sciatteria ha prodotto imbarazzo al direttore generale della Rai Pieluigi Celli, vicino a D'Alema, e al consiglio d' amministrazione, a due mesi dalla fine del loro mandato e quando la loro riconferma al vertice della tv pubblica non è ancora scontata.
Agguato c'è stato - rilancia allora l'ex forzista Marco Taradash - ma ordito dalla "Rai veltroniana" contro D'Alema.
Per Dario Franceschini, responsabile Comunicazione del Ppi, la Rai ha agito soprattutto con "eccesso di zelo", perché è "improbabile che una trasmissione giornalistica, peraltro in assenza di D'Alema, possa condizionare gli elettori. Lasciamo ai professionisti maggiore autonomia". E mentre Fedele Confalonieri (Mediaset) si proclama "contrario a tutte le censure", Cesare Romiti, il presidente della Rizzoli, aggiunge: "Spero proprio che nessuna influenza sia stata esercitata su quella trasmissione". In ogni caso "il paese deve porsi il problema della privatizzazione della tv pubblica, per rendere più liberi e efficienti i vertici aziendali".
"Porta a porta", dunque, andrà in onda tra una settimana, il 3 dicembre, quando ormai si saranno celebrate le elezioni politiche suppletive di questa domanica. Lo slittamento permette di aggirare la seconda obiezione che l' Ufficio legale della Rai aveva mosso alla trasmissione, programmata inizialmente per oggi, a poche ore dal voto, mentre vigono le norme sulla "par condicio" della legge 515 del '93.
Il questo clima pre-elettorale, il quotidiano del vescovi Avvenire batte un colpo e contesta soprattutto la decisione di D'Alema di citare per danni Forattini, per la vignetta in cui il premier cancellava con il bianchetto alcuni nomi dal dossier Mitrokhin sulle spie del Kgb: "Il senso dell'umorismo - scrive Avvenire - è come il coraggio di don Abbondio: se uno non ce l'ha, non se lo può dare". Il Polo, poi, si scatena. Francesco Storace, An, presidente della commissione parlamentare che vigila sulla Rai, annuncia un esposto al Garante delle Comunicazioni sulla iniziale decisione di cancellare la trasmissione di Vespa. A proposito del ripescaggio di Vespa, "la pezza è peggiore del buco", dice il deputato di An.
Nella classifica del coraggio, la Rai "si piazza all'ultimo posto", aggiunge Marco Follini, capogruppo alla Camera del Ccd, "in questa storia non è chiaro dove si fermi la censura e dove inizi l'autocensura. Certo, la tv pubblica dimostra una reverenza medioevale verso il potere".


LA STAMPA del 26 novembre 1999

Palazzo Chigi: vergognose le accuse di pressioni per cancellare il "Porta a Porta" con Forattini

Satira tv, la Rai fa dietrofront
Sì alla trasmissione ma il Polo attacca

di Maria Grazia Bruzzone

ROMA "La puntata di ‘Porta a Porta’ sulla satira andrà in onda venerdì prossimo 3 dicembre. Non c’è stata nessuna censura". Solo alla fine della mattina, un laconico comunicato dell’ufficio stampa della Rai tenta di arginare la valanga di polemiche che hanno seguito l’annullamento della registrazione del programma di Bruno Vespa, previsto in origine per stasera. Una puntata che in realà non trattava genericamente di satira, ma del caso Forattini-D’Alema, nato da una vignetta che ritraeva il premier intento a "bianchettare" i nomi del dossier Mitrokhin. Un’allusione che D’Alema non aveva gradito, al punto di querelare Forattini per 3 miliardi. Nel programma dovevano intervenire lo stesso Forattini, affiancato da Staino e Vincino più Giulio Andreotti, Ciriaco De Mita,Umberto Bossi.
Una vicenda non chiarissima invero, visto che la notizia della trasmissione era pubblica da martedì scorso. Senza che nessuno avesse reagito. La Rai ora cerca di darne una versione ufficiale: "C’era stata solo una valutazione di opportunità della direzione di rete, basata sul parere dell’ufficio legale" spiega la nota, riferendosi ai rischio di una "responsabilità aziendale per amplificazione del danno", essendo in atto una causa. "E poi - aggiunge - la vigilia di un voto elettorale impone particolari regole alla presenza dei politici in tv".
Che però ci sia imbarazzo a viale Mazzini lo dimostra il fatto che il direttore generale Celli, interpellato, si limita a dire che "è un problema della rete" e a rinviare al presidente Zaccaria. E più tardi, mentre una nuova nota - questa volta di Raiuno - precisa ulteriormente che la trasmissione "era stata sospesa e non annullata" e che la consultazione dell’ufficio legale "è prassi normale", nelle scarne parole di Zaccaria ogni riferimento a problemi legali, querele o par condicio, scompare del tutto: "Siamo a due giorni dal voto, ci è parso inopportuno mandare ora in onda Porta a Porta, e lo abbiamo rinviato di una settimana". Punto. Quanto a Vespa, rifiuta di polemizzare e si limita a sostenere che a suo giudizio la trasmissione "non era incompatibile con le norme sulla par condicio"
Ma ormai il nuovo caso è montato e anzi, decisione e spiegazioni della Rai vengono viste come una toppa peggiore del buco. "Un mediocre tartufismo, un atto di deferenza medievale al potere di palazzo Chigi", la giudica il ccd Marco Follini. "Il direttore generale Celli è sotto ricatto", aveva detto di prima mattina alla radio Francesco Storace. Il presidente della commissione di Vigilanza preannuncia un esposto all’Autorità per le Comunicazioni di Enzo Cheli per violazione degli indirizzi sul pluralismo "perché questa volta i vertici Rai non la passino liscia". Vertici che il leghista Mario Borghezio chiede siano convocati subito dalla Vigilanza. "Celli deve rispondere alla politica, ma io spero che la Rai non abbia subito influenze", commenta il presidente dell’Rcs Cesare Romiti, notando che "se fosse capitato a una tv privata sarebbe nata certo un po’ di polemica".
La polemica non manca e nella vicenda il Polo sguazza. Per Gianfranco Fini "ormai la sinistra vive nel terrore di perdere il potere e ha perso la testa". Per l’azzuro Massimo Baldini "la censura per lesa maestà a D’Alema è peggio della censura sovietica. Si è toccato il fondo della decenza - aggiunge, notando che - come esempio di par condicio è veramente ammirevole".
Poi ci sono le dietrologie. L’azzurro Marco Taradash ipotizza un "agguato al premier" dietro al quale vi potrebbe essere il segretario dei Ds: "Riuscire a censurare Vespa è un’impresa che soltanto una Rai veltronizzata fino al midollo poteva realizzare". E il ds Giulietti, che aveva invece ipotizzato "un trappolone" per D’Alema, gli risponde per le rime ricordando che sia Vespa sia il direttore di Rai Uno Agostino Saccà sono "notoriamente vicini al Polo".
Insomma, l’aria è tale che alla fine della giornata arriva una nota di palazzo Chigi che esordisce: "A nessuno è consentito di costruire teoremi su presunte pressioni censorie sulla Rai". E si conclude giudicando "vergognoso il tentativo maldestro di alimentare una campagna di strumentalizzazione politica".

L’ultimo giallo di Saxa Rubra
Caccia al colpevole di "questo pasticcio"

ROMA Nei corridoi di viale Mazzini ne girano tante, di voci. E a Saxa Rubra, dove Vespa registra "Porta a porta", fioriscono molteplici indiscrezioni. Tutte, nonostante la smentita più che ferma dell’ufficio stampa di Massimo D’Alema, concordano su un punto: una telefonata tra palazzo Chigi e il direttore generale della Rai Pierluigi Celli, prima che la tv di stato decidesse di sospendere il programma, ci sarebbe stata. I "boatos" divergono solo sulla data di quel colloquio telefonico: mercoledì mattina, secondo alcuni, addirittura martedì, quando il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia di quella trasmissione, secondo altri. Ma Celli giura che non è vero niente, che nonostante un giornale ne avesse già parlato, lui non era a conoscenza dell’oggetto della trasmissione. "Io - spiega ad alcuni dirigenti della Rai - sono venuto a sapere queste cose solo mercoledì pomeriggio, lo sapete che non mi occupo mai dei programmi nel dettaglio". Però le voci incontrollate - sempre puntualmente smentite - continuano a girare e si viene così a scoprire che i punti di convergenza di questi "boatos" sarebbero due. Il primo, quello già detto. Il secondo, è questo: di telefonate tra viale Mazzini e palazzo Chigi ve ne sarebbero state diverse. Ultima quella che ha prodotto la decisione della Rai di far slittare "Porta a porta" a dopo le suppletive piuttosto che cancellarla (come si era pensato in origine), onde evitare di dare l’impressione che di censura pura e semplice si trattasse, e non di rispetto per quell’araba fenice che è la legge 515. La quale legge regola le comparsate dei politici in tv in tempi di campagna elettorale. Sventurata normativa, quella, che ognuno interpreta come vuole, che è vecchia di sei anni, cioè risale all’epoca in cui vigeva la proporzionale, e di suppletive non c’era nemmeno l’ombra. Tant’è vero che il povero Cheli, che presiede l’Authority per le comunicazioni, va da tempo chiedendo una legge chiara.
Ma se è per la normativa in questione, che il programma di Vespa va in onda "in differita post-elettorale", perché mai il presidente Rai Zaccaria, invece di dire che la legge imponeva la decisione poi presa dall’azienda, si limita a parlare di "inopportunità" (mentre un infuriato Bruno Vespa sostiene che quella trasmissione "era opportuna")? Misteri delle maglie larghissime della 515 in cui si sono persi i dirigenti di viale Mazzini. I quali si fanno scudo delle perplessità sollevate dall’ufficio legale dell’azienda, perplessità che li avrebbero spinti a prendere la decisione che hanno preso, senza telefonata alcuna, sostengono, di palazzo Chigi. Ma interpellare l’ufficio legale è fatto raro, non è la norma. Comunque, ora che la frittata è fatta, è ovvio che il Polo cavalchi la vicenda con spigliata disinvoltura. Il presidente della commissione di vigilanza Rai, Francesco Storace, guida la cavalleria: "La verità - dice - è che ci sono state le telefonate tra Celli e palazzo Chigi. Figuriamoci, ce ne sono ogni giorno. Il direttore generale Rai è sotto "ricatto" perché vuole essere riconfermato ed è per questo motivo che deve essere più realista del re. Questa è una banale storia di ordinaria censura". E il suo collega di partito, Antonio Landolfi, membro della commissione di vigilanza, sponsorizza un postulato divenuto ormai famoso per ben altre ragioni: "Celli - osserva - non poteva non sapere".
Dal campo opposto parte la controffensiva. Il diessino Giuseppe Giulietti insinua che che l’intera vicenda sia stata un trappolone di Vespa. "O c’è stato grande dilettantismo da parte di un professionista come lui, oppure qualcuno ha preparato una polpetta avvelenata al premier per farlo passare come il Censuratore. Non è vero che si è sentito con Celli: in privato lo ammettono pure quelli del Polo". "Io comunque - annuncia Giulietti - darò il tormentone a Celli finché non mi dirà il nome del dilettante o del mascalzone che è responsabile di quanto è avvenuto". Insomma, alla fine, tutto viene buttato in politica. La sinistra punta l’indice contro Vespa e il direttore di Raiuno Agostino Saccà, vicino al Polo. La destra accusa Celli di essersi piegato ai voleri di palazzo Chigi.
E la Rai, con un consiglio d’amministrazione in attesa di essere riconfermato, a questo punto, per come si sono messe le cose, preferisce accreditare la versione del pasticcio, ossia quella secondo cui nessuno si sarebbe accorto fino alla vigilia della registrazione che quella puntata di "Porta a porta" rischiava di essere "inopportuna". "Dilettanti" sì, ma "neutrali".


LA NAZIONE del 26 novembre 1999

La Rai si pente, va in onda il caso Forattini

ROMA — Agostino Saccà, direttore della prima rete Rai, scivolando sulla buccia di banana di una timida censura all'italiana, si è portato appresso l'intera tv di Stato e perfino gli inquilini di palazzo Chigi, costretti alle minatorie auto-assoluzioni dello staff presidenzale. Tutto per una vignetta. Alla fine il Porta a Porta sulla satira si farà — dopo il voto, venerdì 3 dicembre — ma pochi avranno ancora voglia di ridere. Certo non il direttore generale, Pier Luigi Celli, accusato dal Polo di essere D'Alema-dipendente, ma che in realtà di tutta questa vicenda non sapeva nulla e che ieri mattina a denti stretti si è limitato ad annunciare una succesiva presa di posizione di Zaccaria. Il presidente deve aver pensato che due spiegazioni siano meglio di una. Ha detto quindi che la direzione di rete ha cancellato il programma dopo un consulto con l'ufficio legale, per evitare di amplificare gli effetti della querela dalemiana nei confronti della famosa vignetta di Forattini e per evitare di violare le leggi sulla campagna elettorale. Si sarebbe però potuta fare una trasmissione senza politici, ma questa soluzione non è stata presa in considerazione. Zaccaria ha comunque toni rassicuranti. Non c'è stata alcuna censura, la trasmissione andrà in onda il 3 dicembre. Ma nel frattempo la polemica ha già superato il limite di guardia, costringendo il portavoce di D'Alema, Pasquale Cascella, a una nota appuntita, più che altro nelle intenzioni: "A nessuno è consentito — questo il testo — di costruire teoremi come quello di presunte pressioni censorie di palazzo Chigi sulla Rai. Di questo caso il presidente del Consiglio può ben dirsi vittima. E' vergognoso che si cerchi maldestramente di alimentare una campagna di strumentalizzazione politica". Un modo per chiudere la porta con fragore, ma i buoi sono già lontani e — soprattutto — a causare il loro esodo è stata la singolare decisione di D'Alema di querelare un vignettista. Sta di fatto che quando la nota di palazzo Chigi prende il volo, la polemica infuria da un pezzo, col Polo che grida alla censura, la Rai che si difende come può e gli uomini di Botteghe oscure vagamente in affanno. Il presidente della commissione parlamentare di Vigilanza, Francesco Storace, minaccia un esposto a Enzo Cheli, presidente dell'Authority. Poi dice che i vertici di viale Mazzini sono sotto ricatto da parte di Palazzo Chigi e non esclude un prossimo interessamento della commissione alla vicenda. Il presidente di An, Gianfranco Fini, sostiene che "la paura di perdere il potere produce isteriche reazioni nella maggioranza", mentre Paolo Bonaiuti, braccio destro di Berlusconi, si dice esterrefatto: "Non basta alla sinistra il bavaglio all'opposizione, ora lo mettono persino alla satira, come non osarono neanche gli imperatori romani. E' una vergogna". Ci sono poi le tesi contrapposte di Marco Taradash e Beppe Giulietti. Il primo sostiene che tutta la vicenda va letta come "uno sgambetto della Rai veltroniana a D'Alema". Il responsabile comunicazione di Botteghe oscure dice che Taradash delira, ma contestualmente avanza un'altra ipotesi suggestiva: che sia stato Vespa a voler provocare D'Alema, sapendo benissimo che quest'ultimo non avrebbe potuto intervenire alla trasmissione. Il conduttore di Porta a Porta replica a stretto giro: "E' un'idea che si commenta da sola. La trasmissione era stata impostata in modo da non violare, a nostro avviso, le norme di legge sulla campagna elettorale. L'ufficio legale della Rai ha dato un giudizio diverso e noi ci siamo attenuti ad esso". Commenti sprezzanti e preoccupati per quanto avvenuto sono giunti anche dal Ccd, dalla Lega e persino dal quotidiano cattolico Avvenire ("era meglio la prima Repubblica"), mentre Cesare Romiti coglie la palla al balzo per riproporre il tema della privatizzazione Rai. Commento interessato, visto che notoriamente la Rcs vede di buon occhio un eventuale ingresso nel business televisivo. In serata è giunta la replica di Forattini: "Mi appello al diritto di satira, e così faranno i miei legali. Combatto questa battaglia per poter continuare a lavorare, sia io sia i giornalisti".
di Paolo Meli


Forattini in TV

In onda su Telelombardia martedì 30 novembre, ore 22.30.
In onda a "Porta a Porta", Rai 1, venerdì 3 dicembre.

SPECIALE DEL 25 NOVEMBRE 1999

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